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L’università-azienda non è la risposta ai nostri problemi!

9 giugno 2009
Oggi, presso la facoltà di ingegneria della Federico II si è tenuta la XII Edizione del “Job Meeting Napoli – Giornata di incontro tra laureati, laureandi e Aziende”, presentataci come un’occasione da non perdere. Studenti e studentesse hanno l’opportunità di “entrare in contatto con il mondo del lavoro ed incontrare le Aziende partecipanti consegnando il curriculum vitae”. In tempi di crisi, poi, un momento del genere acquista ancora maggiore importanza, ed è normale arrivare qui con la speranza di trovare la strada che ci permetta di iniziare il nostro percorso lavorativo.
 
 
Ma, soprattutto in tempi di crisi, gli scenari che ci si presentano non sono assolutamente rosei, come la loro pubblicità vorrebbe invece lasciar trasparire. Le aziende, tra cui naturalmente anche quelle qui presenti, continuano sulla strada dei “tagli” al costo del lavoro, che si traducono in licenziamenti, cassa integrazione e in un generale peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Dall’altra parte il governo Berlusconi ha deciso un “taglio” al mondo dell’istruzione di dimensioni imponenti contro cui quest’autunno in migliaia e migliaia ci siamo mobilitati.


Le università sono quindi alla ricerca di nuove entrate e individuano come soluzione l’aumento delle tasse a carico degli studenti da una parte e maggiori finanziamenti dei privati dall’altra. Anche il “Job Meeting Napoli” diviene opportunità (questa sì reale e non fittizia come quella presentata agli studenti) per stringere rapporti più profondi tra imprese e università. Queste ultime non vanno però considerate semplicemente come “schiave” del potere delle prime: sono infatti gli stessi atenei a intraprendere un percorso che sempre più li porta ad assomigliare a delle aziende, la cui ragione sociale diviene la ricerca del profitto. E così spin-off universitari, incubatori d’impresa, prestazione di consulenze esterne, acquistano assoluta centralità configurandosi come strumenti capaci di generare profitti per l’azienda-università. Allo stesso tempo le modalità di gestione assomigliano in maniera crescente a quelle tipiche dell’impresa, con la creazione di uffici marketing e un’attenzione spasmodica al pareggio di bilancio. Per arrivare poi alla ricerca che deve rispondere ogni giorno di più a parametri come la “possibilità di commercializzazione del prodotto” e che non ha la funzione di fornire benefici collettivi bensì di creare profitti per l’università o l’azienda di turno.



In tutto questo il ruolo assegnato agli studenti è di grande importanza. Si sottolinea infatti l’importanza di inculcare nelle nostre menti un’ideologia che si condensa in espressioni come “investimenti in capitale umano”, “auto imprenditorialità”, spingendoci a ragionare sempre più in un’ottica di competizione con tutto e con tutti pur di arrivare al traguardo del successo personale. In questo contesto si inserisce anche lo stage formativo, ormai obbligatorio nella maggior parte dei nostri percorsi di studio e che alcune delle aziende qui riunite sono ben liete di “concederci”. In effetti non possono che essere contente di coltivare una forza-lavoro a costo zero, azzerando del tutto i costi di formazione che diversamente dovrebbero sostenere. E per di più noi impariamo che si può e si deve lavorare anche gratis.



Questa giornata vuole essere una vetrina per le collaborazioni tra università e imprese, la possibilità di siglare nuove convenzioni e nuovi accordi, il simbolo della simbiosi tra questi due attori, i cui confini si stanno assottigliando e sempre più si confondono. Dove comincia l’attività dell’impresa? Dove quella dell’università? La nostra contestazione vuole invece stare a significare che al di là della retorica e delle operazioni pubblicitarie, la situazione che viviamo peggiora continuamente. Non saranno certo questi eventi a dare delle soluzioni ai nostri problemi. Né tanto meno il percorso su cui il mondo dell’istruzione si è incamminato già da tempo. Solo con un’opposizione di massa saremo capaci di evitare i ricatti cui siamo quotidianamente sottoposti e che costituiscono il nostro pane quotidiano.
 
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