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Sognando Napoli, di Hermann Bellinghausen

10 ottobre 2009
Abbiamo tradotto un articolo de La Jornada, importante quotidiano spagnolo, perché spesso uno sguardo “dall’esterno” ci può restituire meglio del nostro incessante monologo quello che siamo. L’articolo (di cui ci siamo limitati a “tagliare” i primi paragrafi, meramente descrittivi del ritmo e dei colori della città) non aggiunge molto al dibattito militante, ma è sintomo di un’attenzione ben più grande di noi al problema del neofascismo in Italia. È infatti paradossale che siano le testate internazionali, più che il giornalismo nostrano o i politici di “sinistra” ad inchiodare governo e destra “moderata” alle proprie responsabilità: innanzitutto quella di sostenere, finanziare, permettere, l’insediamento di gruppi neofascisti nei nostri quartieri. L’autore, Hermann Bellinghausen, è stato a Napoli qualche giorno fa, in occasione di un incontro tenuto presso l’associazione Ya Basta! Spesso, quello che si fa, anche se piccolo, può avere delle ripercussioni e godere di un’attenzione magari impensabile….


di Hermann Bellinghausen

Sono arrivato a Napoli il 30 settembre, anniversario della prima insurrezione popolare in territorio europeo contro fascisti e nazisti. Allora i napoletani li cacciarono a calci. Oggi, 5 mila manifestanti antifascisti non ci riescono. Marciano contro l’occupazione di un edificio ecclesiastico abbandonato realizzata da un’organizzazione fascista che “si batte” per l’Italia e si fa chiamare Casa Pound. Occupazioni di destra che, utilizzando i metodi della sinistra organizzata (scritte murali, propaganda, internet, radio libere, occupazioni, centri sociali), approfittano della permissività con cui le tratta il governo di Silvio Berlusconi per proliferare e guadagnare spazio.

Approfittano della crisi economica ed allo stesso tempo della sconfitta politica e culturale della sinistra italiana attuale, senza unità né tratti di identità. I nuovi fascisti rivendicano figure culturali come il poeta statunitense Ezra Pound, che sicuramente non hanno letto. In ogni caso, il fascismo del vecchio Pound, la fase più stupida del suo genio, non appare nella sua poesia né nel suo edificio critico. Ora lo ammirano perché durante la guerra rimase nel paese e attraverso la radio si dedicò a lodare Benito Mussolini ed a vituperare le truppe alleate e l’usura degli ebrei. Quando gli yankee lo catturarono, fu graziato perché pazzo, più che traditore della patria, e dal carcere passò all’ospedale psichiatrico St. Elizabeth, in cui avrebbe condiviso le ore di svago con Juan Ramòn Jiménez, altro grande poeta all’autunno della sua pazzia, che però non fu mai fascista.
 
I giovani amanti della libertà che hanno marciato con caschi e volti coperti a mezzogiorno, si sono scontrati con la polizia, che con gas e manganellate ha loro impedito di arrivare a Casa Pound, dove i fascisti li attendevano in atteggiamento di sfida; li si conosce per colpire omosessuali e migranti e per provocare gli studenti.
Intanto, nelle strade delle città italiane, alcuni grandi cartelloni del partito di Berlusconi rendono omaggio ai soldati caduti in Afghanistan combattendo i talebani, con una commovente frase sull’onore e l’amore di Ernst Junger, lo scrittore tedesco che amava la guerra e finì per disprezzarla con gesto aristocratico; che combatté le due guerre europee del XX secolo, la seconda con i gradi di ufficiale dell’esercito nazista, ed è autore di riferimento per gli intellettuali di destra in Francia ed in Spagna.
 
In diverse parti d’Italia si rende omaggio, in questi giorni, con esposizioni, edizioni e discorsi, ai pittori e ai poeti futuristi, quell’avanguardia pro-fascista del secolo scorso. Hanno lasciato il pittoresco della storia e ora sono diventati eroi nazionali.
Rinnovando l’applicazione dei metodi di propaganda del dottor Goebbels (che a sua volta “plagiava”, snaturava il suo nemico leninista), per la prima volta dalla loro sconfitta nel 1945 i neofascisti europei hanno la smania di rivendicare, così sembra, un’“eredità culturale”. Questo 30 settembre, a Napoli, si è visto che la sinistra, e la sua resistenza contro di essi, deve e può tornare a nascere. Già conosciamo l’incubo, e la Storia non aspetta nessuno.

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