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9 luglio, giornata internazionale per la campagna BDS. La Palestina chiama, Napoli risponde!

10 luglio 2010
 
 

 
 
 

tutte le istantanee della giornata >>> qui

materiale di controinformazione >>> [1] [2] [3] [4]
 
9 luglio, giornata di mobilitazione internazionale della campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), lanciata conque anni fa da organizzazioni e associazioni palestinesi come forma di resistenza all’occupazione israeliana che da sessant’anni insanguina la Palestina.

Proprio un anno prima, il 9 luglio 2004, la Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU aveva dichiarato illegale, con una sentenza, la costruzione del muro di separazione con i Territori Palestinesi che Israele aveva avviato nel 2002, chiedendone lo smantellamento oltre che la restituzione delle terre occupate.

A sei anni da questa sentenza, Israele, non solo non ha rispettato le richieste, ma ha portato avanti il suo progetto di separazione, completando quasi totalmente la costruzione del muro. Inoltre, nel 2006 ha attaccato ed invaso il Libano e ha continuato a portare avanti una politica di isolamento e blocco di Gaza che ha raggiunto le sue fasi critiche durante la sanguinosa offensiva “Piombo Fuso” (dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009) costata più di 1400 le vittime  palestinesi, quasi tutti civili. Infine, poche settimane fa ha assaltato le navi della Freedom Flotilla, le barche degli attivisti internazionali che volevano interrompere il blocco di Gaza, portando aiuti umanitari alla popolazione.

Come in tutto il mondo e in diverse città d’Italia (Milano, Torino, Bologna, Roma, Viareggio, Novara, Aprilia…), anche a Napoli si è tenuta un’iniziativa di sostegno alla campagna BDS.

Un centinaio di studenti, pacifisti, attivisti filopalestinesi hanno presidiato Piazza San Domenico, nel centro storico, con una mostra fotografica sulla vita quotidiana in Palestina, diffondendo materiali controinformativi, e “sanzionando”, nei pressi del supermercato CARREFOUR su Via Mezzocannone, alcune marche di prodotti che finanziano l’economia di guerra israeliana (L’Oreal, Barilla, Illy, Monini…). Infine è stata ricordata con murales e striscioni la strage della Freedom Flotilla.

Come fu fatto contro il Sudafrica dell’apartheid, intendiamo denunciare i quotidiani crimini di Israele e lottare per:

 

– Il Boicottaggio di tutte le aziende a capitale israeliano presenti in Italia (come Teva, Arrow Bio, Agrexco, L’Oreal)
– Il Disinvestimento delle aziende italiane presenti o in affari sul mercato israeliano (Lavazza, Telecom, Finmeccanica, CTS)
– Le Sanzioni attraverso la revoca degli accordi bilaterali tra istituzioni italiane e istituzioni israeliane (enti locali, università, centri di ricerca)

La campagna BDS sta dando importanti risultati che preoccupano seriamente le autorità e i centri economici israeliani. Continueremo così finché i diritti della popolazione palestinese non saranno rispettati, finché non ci sarà una pace giusta in Medio Oriente!

ISRAELE UCCIDE, L’INDIFFERENZA PURE!

di seguito il volantino distribuito del Coordinamento
campano di solidarietà con la Palestina

 
Con il popolo palestinese!

Oggi, 9 luglio 2010, è una giornata di mobilitazione internazionale a favore della campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), lanciata cinque anni fa da organizzazioni e associazioni palestinesi come forma di resistenza all’occupazione israeliana che da sessant’anni insanguina la Palestina.

Una campagna che, pur dovendo fare i conti con una sorta di ostracismo deciso dai grandi gruppi editoriali, è riuscita a far breccia nelle coscienze di tante persone in ogni parte del mondo. Sono già tante le azioni che inserendosi nel suo solco danno prova della grande solidarietà col popolo palestinese. Azioni come quella dei lavoratori portuali svedesi e norvegesi, che hanno deciso di bloccare il carico e lo scarico delle imbarcazioni provenienti o dirette in Israele, hanno il merito di far sentire la vicinanza dei popoli del mondo al martoriato popolo palestinese. Ma hanno anche lo scopo di esercitare pressioni su quei governi – e l’Italia è in prima fila – che sono complici dell’occupazione israeliana e che continuano a siglare accordi commerciali e militari con Israele, affinché ritirino il proprio appoggio ad uno stato che quotidianamente perpetra i crimini più atroci. La solidarietà internazionale è tanto più importante oggi, che lo stato di Israele minaccia ritorsioni nei confronti di quanti sostengono il boicottaggio, a partire dagli stessi Palestinesi. 

La Striscia di Gaza continua ad essere una prigione a cielo aperto i cui confini sono controllati giorno e notte dalle forze armate israeliane. La recente disponibilità ad aprire due valichi per permettere l’ingresso di merci è semplicemente un mezzo per distrarre l’opinione pubblica internazionale, dopo le proteste di massa all’indomani del massacro di 19 attivisti della Freedom Flotilla, il convoglio diretto a Gaza per portare beni di prima necessità e per rompere l’assedio imposto da Tel Aviv. Finché le chiavi di Gaza saranno nelle mani degli israeliani nulla sarà cambiato. Il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese continuerà ad essere negato, alla pari del diritto al ritorno per i milioni di profughi costretti ad andar via dalla loro terra a partire dal 1948. Negati malgrado siano sanciti dal diritto internazionale.

Ma la storia del conflitto arabo-israeliano ci ha insegnato che non bastano le risoluzioni dell’ONU, le convenzioni internazionali, per arrivare all’affermazione dei legittimi diritti del popolo palestinese. Israele ha sempre dimostrato di tenere in conto il diritto internazionale come carta straccia. Nonostante le numerose condanne, continua infatti la costruzione del “muro dell’apartheid”, che ha lo scopo di annettere ulteriori fette dei territori palestinesi allo stato israeliano; va avanti l’opera di bantustanizzazione della Cisgiordania, tramite l’edificazione di insediamenti coloniali che frammentano il territorio in tante piccole enclave separate tra loro; accelera la colonizzazione di Gerusalemme est e non si arrestano le demolizioni delle case, le deportazioni, la distruzione dei mezzi di sostentamento della popolazione, il prosciugamento delle fonti idriche, la segregazione fisica, gli assassini di militanti della resistenza, di donne e bambini.

L’impegno dei popoli del mondo assume un’importanza notevole nella lotta contro l’occupazione israeliana, per metter fine al progetto genocida dello stato sionista d’Israele e per l’affermazione dei legittimi diritti del popolo palestinese. L’iniziativa di oggi vuole essere un nostro piccolo contributo a questo percorso.

Contro l’occupazione israeliana!  Stop alle colonie! Per la fine dell’assedio di Gaza!
Per il diritto al ritorno e all’autodeterminazione del popolo palestinese!

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