Home > scuola e università > Francia: università ad alta tensione

Francia: università ad alta tensione

23 Gennaio 2009
Traduciamo e diffondiamo due documenti che vengono dalla Francia, dove un forte movimento di studenti, dottorandi, ricercatori e personale tecnico-amministrativo non smette di opporsi alla legge LRU, anche detta « Legge sulle Autonomie ». Una riforma approvata nell’autunno del 2007 dal Ministro dell’Istruzione del governo di destra, Valerie Pécresse, nonostante due mesi di forte mobilitazione, che videro picchetti, scioperi, assemblee partecipatissime, e l’occupazione di decine di atenei in tutta la Francia (fra cui la Sorbona, dove la polizia intervenne in massa dopo solo tre ore, e Nanterre, dove le forze dell’ordine manganellarono centinaia di studenti).

 

Purtroppo il movimento fallì perché non seppe legarsi alle lotte dei lavoratori colpiti negli stessi mesi dai provvedimenti di Sarkozy sull’innalzamento dell’età pensionabile e sullo smantellamento del contratto collettivo nazionale…  
 

La LRU, dettata anche lei dal processo di Bologna, ha molto a che vedere con la cosidetta « Riforma Gelmini »: anch’essa prevede una riduzione dei finanziamenti e delle assunzioni, e la possibilità di trasformare lo statuto delle Università. Seppure i tagli siano di minore entità rispetto ai nostri, nell’arco di 5 anni tutte le università francesi potrebbero domandare l’autonomia, ovvero la gestione delle loro risorse umane e finanziarie, e diventare le proprietarie dei beni immobiliari. Si tratta di un processo di privatizzazione senza precedenti, a cui fanno seguito un’altra serie di disposizioni: chiamata diretta di ricercatori e professori da parte dei Presidenti delle Università, che acquisiscono poteri enormi, riduzione delle rappresentanze studentesche in seno agli organi accademici, ingresso dei privati nei Consigli di Amministrazione, possibilità per ogni ateneo di elaborare piani didattici in base ai finanziamenti ricevuti, abolizione del valore nazionale del titolo di laurea etc. Anche lì le conseguenze sono evidenti: asservimento degli studi ai piani delle imprese, tempi e spazi maggiormente costretti, maggiore controllo della ricerca… un vero e proprio tentativo di rendere l’Università funzionale alle esigenze del capitale.  
 
Nonostante la legge sia stata approvata, i compagni francesi non demordono, e si oppongono all’applicazione dei provvedimenti, continuando a rivendicarne l’abrogazione, e a far partire mobilitazioni che mettano in questione tutto l’assetto della nostra società… già all’inizio dell’anno ci sono state significative mobilitazioni. Ora ricominciano le assemblee generali, gli scioperi, le occupazioni… e si prepara una grande giornata di mobilitazione per il 29 gennaio! Il primo documento è un articolo del 21 gennaio de L’Humanité, giornale del PCF, sullo stato generale della mobilitazione. Il secondo documento è il combattivo comunicato del Comitato degli studenti di Grenoble che ha occupato la loro università (venendo poi sgomberati dalla polizia). – solidarietà militante ai compagni francesi!- la sola lotta che si perde è quella che non si combatte! 

 

COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO – NAPOLI

 
 
UNIVERSITÀ AD ALTA TENSIONE

72 degli 85 consigli di amministrazione delle università hanno votato delle mozioni che rilevano la loro sfiducia verso le riforme del governo.  Oggi, la contestazione si radicalizza, gli scioperi amministrativi si moltiplicano. Una “coordinazione nazionale” si riunisce oggi a Parigi per organizzare la giornata di sciopero del 29 gennaio e stabilire una data per il secondo semestre.  Mentre il movimento della scuola superiore stenta a rilanciarsi, quello dei docenti – ricercatori è in piena ascesa. Gli effetti della legge LRU (Libertà e Responsabilità delle Università), votata nell’agosto 2007, continuano a farsi sentire. Modifica dello statuto dei docenti – ricercatori, “masterizzazione” dei concorsi , mancata sostituzione dei posti lasciati dai pensionati, smantellamento degli organismi di ricerca (CNRS, INSERM)…Per i docenti, il vaso è colmo. Da tre settimane, nelle università si susseguono petizioni, mozioni, assemblee generali, scioperi e manifestazioni, rigettando così la filosofia della legge nel suo insieme. Oggi si tiene in un locale annesso all’Université Paris-I Panthéon Sorbonne [1], la prima riunione della coordinazione nazionale delle università, alla quale parteciperanno una ventina di istituti. All’ordine del giorno, le modalità di come continuare la mobilitazione. Panoramica sulle ragioni della collera.  

Statuto dei docenti – ricercatori : il decreto di troppo

 Il 1° dicembre 2008 Valérie Pécresse invia una lettera ai rettori delle università. Questa fa parte del progetto di decreto che modifica lo statuto dei docenti – ricercatori. Un capovolgimento fondamentale nella carriera degli universitari. La divisione del tempo di servizio tra insegnamento, ricerca e impegni amministrativi sarà ormai modulata dall’università. Il 5 gennaio 2009, nella lettera inviata al presidente Sarkozy, la conferenza dei rettori delle università (CPU) mostra questa viva inquietudine : <<Ciò che crea il malessere è il concetto stesso della modulazione dei servizi, (…) che ritorna infatti ad appesantire il tempo di insegnamento di quelli che il consiglio nazionale delle università avrà giudicato meno produttivi nella ricerca. (…) Ciò ritorna a considerare l’insegnamento universitario come un’attività per difetto, mentre che l’insegnamento è al contrario l’attività più nobile, quella che corona le produzioni della ricerca, quella che fa la scommessa dell’avvenire attraverso le competenze dei giovani laureati>>.  Il decreto dunque è stato vissuto come un affronto del governo verso la professione. <<Gli universitari sono sospettati di non compiere correttamente il loro doppio compito di insegnamento e di ricerca. Far dipendere il servizio di insegnamento da criteri di valutazione della ricerca è rischiare di assimilare la nobile attività che è l’insegnamento ad una sanzione>>, analizzano alcuni insegnanti firmatari del testo, <<Niente normalizzazione dal basso>>. Chi deciderà del livello della ricerca di ogni docente? Sulla base di quali criteri?  Valérie Pécresse ha assicurato che il consiglio nazionale delle università (CNU), istanza nazionale consultiva e decisionale, continuerebbe a incaricarsi della qualificazione, dell’assunzione e della carriera degli insegnanti – ricercatori. Ciò che lei non dice, è che la valutazione del CNU servirà unicamente come base ad una decisione finale pronunciata dal rettore dell’università. L’istanza universitaria locale allora vedrebbe i suoi poteri decuplicati. <<Le lotte di potere si moltiplicheranno. Ognuno cercherà di tirarsi di impiccio e il rettore dell’università servendosi di ciò potrà imporre i propri punti di vista>>, spiega Bertrand Binoche, professore di filosofia di Parigi I. E aggiunge <<Come i giudici, come per la televisione i ricercatori sono sul punto di perdere la loro indipendenza intellettuale>>. I docenti denunciano ugualmente la volontà di far pesare su di loro sempre più incarichi amministrativi : tutorato, seguito dagli stages, ricerca di finanziamenti, funzioni di intendenza e di segretariato…  

Formazione dei docenti : master obbligatorio ma senza stage pagato

 Studenti e docenti si oppongono ad una “masterizzazione” dei concorsi di assunzione dei docenti di primo e di secondo grado. La prima misura governativa riguarda la valorizzazione della formazione in IUFM grazie ad una laurea (il master). Questa qualifica dovrebbe comportare un migliore compenso. Quello che non è precisato : il progetto prevede la soppressione dell’anno di stage pagato. La rivalutazione annunciata non riguarda che gli inizi della carriera. Il calendario di assunzione riduce il master ad un semestre di corso e ad un altro di stage. Infine, il livello di esigenza dei futuri concorsi sarà quello del terzo anno di diploma universitario. Presenti alla manifestazione dei docenti del 20 gennaio,  Audrey e Floriane, studentesse laureande di storia e geografia a Parigi 7, sono destinate all’insegnamento nella scuola secondaria. Esse logicamente si sentono riguardate dal movimento : <<Io non vedo come in un anno, si arriverebbe a fare la tesi e a preparare il concorso. E poi vedersi buttate in una classe senza nessuna esperienza>>. Da parte sua, Thomas ingloba questo movimento in un contesto più vasto : <<Le università sono un servizio pubblico di qualità. È l’insieme del sistema pubblico francese che non smette di subire attacchi. Si sbloccano miliardi di euro per le banche. E per l’educazione, per la salute? Niente>>.  

Accordo Francia – Vaticano : la laicità minacciata

Passato un po’ inosservato tra la valanga dei progetti di riforma, l’accordo tra la Francia e il Vaticano comporta un riconoscimento nazionale e statale delle lauree rilasciate dagli istituti cattolici controllati dal Vaticano paragonandoli a quelli delle università pubbliche. Dopo l’appello lanciato dall’università di Strasburgo (vedi l’Humanité del 13 gennaio), che richiedeva una riforma concertata dell’università, quest’accordo è presentato come <<la goccia d’acqua>> : <<Ecco infine che i valori repubblicani e laici sono rimessi in discussione dal riconoscimento internazionale, su iniziativa del nostro ministero degli Affari esteri, dalle lauree rilasciate dagli istituti cattolici>>. Per i rettori delle università, questa convenzione costituisce <<un precedente inaccettabile>> : <<Che necessità c’è di aggiungere questa clausola provocatoria, (…) la quale può solamente sollevare le proteste dell’insieme della comunità universitaria?>> L’accavallarsi delle riforme, i testi poco definiti e l’inflessibilità del ministro dell’Insegnamento superiore sono la somma di ingredienti necessari per far continuare a ribollire il movimento intrapreso da docenti, studenti e personale dell’università. Il punto massimo di ebollizione, oggi è alla Sorbona. Ixchel Delaporte L’Appello dei comitati:  ‘’Dal momento che i nostri rispettivi mestieri, che si tratti della salute, della cura, del lavoro sociale, dell’educazione, della ricerca, della giustizia, dell’informazione e della cultura, subiscono un attacco senza precedenti da perte del governo – dal momento che appelli di reazione e di proteste sono lanciati a decine nel paese – è giunto il tempo, ci sembra di coordinare questi movimenti differenti e di trarne tutto il senso politico…’’.  

 VIVA LA LOTTA ! VIVA LO SCIOPERO ! NOI NON PAGHEREMO LA VOSTRA CRISI !

Nel pomeriggio del 19 gennaio 2009, alcuni studenti e precari hanno preso possesso di una parte dei locali dell’Università Stendhal (Grenoble 3). Quest’occupazione, chiamata e organizzata dal Comitato di mobilitazione degli studenti e precari delle università di Grenoble, costituisce la prima tappa nella costruzione di un movimento di sciopero sul Campus. Con quest’azione noi vogliamo denunciare e contrapporci ad una politica antisociale e basata sulla sicurezza, messa in opera dal governo Fillon e dal capo dello stato. Questa politica  ha ogni giorno degli effetti devastanti sulla società francese: distruzione totale del sistema educativo francese dalla scuola Materna all’Università, distrugge la Sanità, smantella il Servizio Pubblico e la politica razzista  a base di retate sugli stranieri.  La repressione violenta dei movimenti sociali è la condizione preliminare della costituzione di questa società liberale. Noi non siamo sorpresi dal forte livello di repressione delle lotte del 2008 (universitari, studenti…), la fine della franchigia universitaria e dall’esercizio delle leggi antiterrorismo che sono ai nostri occhi delle leggi scellerate. Queste misure servono a garantire l’ordine basato sulla sicurezza, unico quadro agli occhi dei potenti nel quale far sbocciare la dominazione del Mercato. Su questo registro, Michèle Alliot Marie non ha niente da invidiare a Raymond Marcellin ou Michel Ponitowski. Ancora una volta, la stessa paranoia securitaria è all’opera. Noi non ci piegheremo di fronte alla repressione che ci attende. Non farà altro che rinforzare la nostra determinazione e non potrà in alcun caso mettere in discussione la nostra battaglia.A questa società autoritaria e fascista che ci propongono, noi rispondiamo con la riappropriazione dei nostri luoghi di studio.Questa è la base sulla quale noi pensiamo di espandere la nostra lotta. Noi ci batteremo affinché l’educazione cambi radicalmente natura. Che sia realmente emancipatrice, che sia integralmente gratuita e egalitaria, la riproduzione sociale attraverso gli studi è durata giàtroppo. Che l’educazione sia al servizio degli individui e della Società, non più al Servizio delle imprese e dei mercati. Per realizzare questi obiettivi, l’occupazione della nostra università è necessaria. Ha per ambizione di divenire un luogo di cambiamento e di incontro (con le Assemblee generali, dibattiti, conferenze, proiezioni…), di vita (cucina, dormitori..) e ugualmente di lotta. Infine, chiediamo all’insieme dei lavoratori, dei disoccupati, degli immigrati irregolari, degli studenti e liceali di organizzarsi in vista di una lotta compatta e di riprodurre il nostro esempio ovunque esso sia realizzabile.Per preparare la giornata di mobilitazione del 29 gennaio 2009 e per costruire lo sciopero Generale che farà piegare questo governo. E, così, costruire su una base egualitaria, sociale e solidale, la Società di domani. Viva la lotta !Viva lo Sciopero!Non pagheremo la vostra crisi!

 
Il Comitato degli Studenti e dei Precari in lotta delle Università di Grenoble.

traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario

Categorie:scuola e università Tag:
I commenti sono chiusi.