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3-10 novembre: comunicati dal Fronte…

19 novembre 2009
tratti da http://www.pflp.ps/english/
traduzioni a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario


Le Brigate Abu Alì Mustafah (BAAM) proseguono la resistenza armata, prendendo di mira le forze di occupazione
11 novembre 2009

Giovedì 11 novembre 2009 le Brigate Abu Alì Mustafah, braccio armato del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, in un’azione congiunta con le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, ha rilasciato un comunicato che rivendica la sparatoria sul servizio di pattugliamento militare dell’occupazione a est di Beit Hanoun, seguita da scontri con jeep degli occupanti alle 2.13 del mattino.

Questa azione segue quella dell’esplosione causata dalle BAAM di una bomba sul ciglio della strada con l’obiettivo di colpire un veicolo militare che passava vicino Erez, domenica 8 novembre 2009.

Il comunicato delle BAAM afferma che queste azioni sottolineano il fatto che il popolo Palestinese continuerà a resistere fin quando proseguirà l’occupazione della nostra terra, e che continuerà a rispondere alle minacce ed ai crimini sionisti perpetrati contro il nostro popolo.

 

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina: l’incontro tra Netanyahu e Obama conferma solo che l’avvicendamento dei presidenti non cambia le politiche imperialiste
10 novembre 2009
 
In risposta all’incontro di Washington tra il Primo Ministro dell’occupazione Benjamin Netanyahu e il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) sostiene che nessun partito si può fidare dell’imperialismo statunitense, alleato strategico dello stato di occupazione, e che qualsiasi illusione sull’amministrazione Obama deve essere lasciata da parte una volta e per sempre.
 
Durante l’incontro, che si è tenuto lunedì 9 novembre ’09, Obama ha orgogliosamente incontrato il razzista criminale Netanyahu ed altri criminali di guerra, come il Ministro della Difesa Ehud Barak, l’Ambasciatore Michael Oren, il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale Uzi Arad e Yitzhak Molcho, l’inviato speciale di Netanyahu a Washington, consolidando la forza della loro relazione e l’impegno degli Stati Uniti ad occuparsi della “sicurezza di Israele”. L’incontro con Netanyahu e l’attività di continuo e fiero supporto alla guerra al popolo Palestinese vanno di pari passo con la dichiarazione di Obama dell’invio di 40,000 ulteriori truppe statunitensi nel tentativo di sostenere l’occupazione in Afghanistan contro la resistenza afgana e di preservare il governo fantoccio di Hamid Karzai.
 
Qualche settimana dopo le esercitazioni militari congiunte, la Casa Bianca ha elogiato l’incontro per i suoi piani di “iniziative di sicurezza congiunte”, che rappresentano solo una minaccia per il popolo palestinese ed arabo e per l’intera regione da parte degli occupanti.
 
La compagna Khalida Jarrar, membro dell’Ufficio Politico dell’FPLP, in un’intervista a Jerusalem News ha affermato che «non c’è nessun cambiamento nell’era di Obama rispetto alla politica statunitense nei confronti del popolo palestinese». Ha rilevato che, malgrado qualsiasi affermazione sulle differenze tra l’amministrazione Netanyahu e quella di Obama, essi si coordinano e comunicano continuamente, ed hanno reso chiaro che la loro strategica alleanza è fermamente intatta. Ha inoltre aggiunto «se gli Stati Uniti attualmente osteggiano la politica di insediamento, dovrebbero prendere provvedimenti per contrastarla. Non hanno, invece, esercitato alcuna pressione su Netanyahu affinché mutasse in qualche modo la politica di Israele», osservando che queste “differenze” si presentano, invece di essere mere relazioni pubbliche, come delle trovate per promuovere illusioni sul ruolo degli Stati Uniti presso palestinesi ed arabi, sostenendo che in realtà il coordinamento tra Stati Uniti e stato di occupazione si è solo rafforzato.
 
La compagna Jarrar ha spiegato che l’avvicendamento dei presidenti non cambia la natura dell’imperialismo statunitense né le sue strategie di supporto a Israele nella regione, e tutti dovrebbero rigettare la propaganda statunitense che cerca di guadagnarsi la fiducia del popolo della regione ed espandere i progetti e l’influenza statunitensi.
 
In un’intervista con la stazione radio di Gaza “Voce del Popolo”, ha inoltre affermato che è essenziale che i palestinesi mettano da parte qualsiasi fiducia o illusioni sugli Stati Uniti, e che invece chiedano che il mondo e le Nazioni Unite mantengano le loro responsabilità affinché i diritti dei Palestinesi siano rispettati.
 
La compagna Jarrar ha richiesto la fine immediata del cosiddetto “processo di trattative” sostenuto dagli Stati Uniti, ritenendo che tale processo serva solo a dare legittimità all’occupante mentre questo persiste nei crimini contro il nostro popolo. Ha fatto appello per un riesame dell’esperienza passata, e per una strategia nazionale unitaria di resistenza che «restituisca al movimento di liberazione nazionale la sua essenza – il rapporto tra l’occupante e la rivolta del popolo occupato per la libertà», invocando la resistenza armata e popolare per affrontare l’occupante, il totale ripudio della normalizzazione, e azioni per consolidare e focalizzare i diversi sforzi della solidarietà internazionale e dei movimenti popolari a sostegno del nostro popolo. Continua affermando che il potere internazionale del popolo, a differenza della “comunità internazionale” ufficiale, è capace di importanti azioni per difendere il popolo palestinese.


Il Compagno Taher: il completo fallimento di Abu Mazen e del processo di Oslo si riflettono nella sua decisione di non ricandidarsi per la ri-elezione
6 novembre 2009
 
La decisione del Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas’ (Abu Mazen) di non concorrere per la ri-elezione è il riflesso del suo fallimento e del fallimento del “processo di pace” di Oslo che egli rappresenta, ha detto il compagno Dr. Maher al-Taher, membro del’Ufficio politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e leader in esilio della sua sezione.
 
Il compagno Taher ha affermato in un’intervista ad Al-Jazeera il 5 novembre 2009, che Abu Mazen, nella sua decisione di non ricandidarsi, riscontra il fatto che non c’è futuro per il processo di Oslo se non la completa liquidazione della causa Palestinese. Il compagno Taher ha sottolineato il fatto che Abu Mazen è colui che firmò l’accordo di Oslo nel 1993 ed ha continuamente portato avanti l’inganno del “processo di pace” di Oslo contro il popolo palestinese mentre i sionisti continuano la loro occupazione, le guerre, gli insediamenti, e la completa negazione dei diritti nazionali dei Palestinesi.
 
Egli ha detto che Abu Mazen ha sottolineato il suo credo nel fallimentare processo di Oslo ripetutamente, per sedici anni, e la sua decisione di non ricandidarsi è un riflesso del completo e totale fallimento del processo di Oslo, e che Abu Mazen ne è il suo rappresentante. Il compagno Taher ha riportato che, dall’inizio del processo di Oslo, l’FPLP ha insistito sul fatto che questa strada non avrebbe portato al raggiungimento dei diritti nazionali Palestinesi ma soltanto alla sottomissione del popolo Palestinese, sostenendoo come il suo intento fosse la liquidazione della causa Palestinese, dato che Israele non ha nessun interesse nella “pace” e gli Stati Uniti non sono mediatori o intermediari, ma un alleato strategico del sionismo che è completamente ostile agli interessi e ai diritti Palestinesi e Arabi.
 
Oltraggio! L’isolamento di Ahmad Sa’adat è stato prolungato di sei mesi


22 ottobre 2009 – Mentre in tutta la Palestina e in tutto il mondo continuano le azioni in supporto del leader nazionale Palestinese imprigionato, Ahmad Sa’adat, oggi l’illegittima corte militare di occupazione israeliana in Bir Saba ha prolungato l’isolamento di Sa’adat per altri sei mesi. Agisci oggi per dire che noi non permettiamo che questi abusi continuino!

Ahmad Sa’adat, il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), ha continuato il suo boicottaggio dei tribunali di occupazione, sottolineando che questi tribunali sono illegittimi, invalidi e non producono nient’altro che una giustizia fasulla, e che questi tribunali sono parte integrante della macchina da guerra che continua la sua aggressione contro il popolo Palestinese, con l’isolamento che altro non è che un’altra arma nel loro arsenale.
 
Sa’adat è stato già detenuto in isolamento per più di sei mesi, in un’unità di confino speciale nella prigione di Ramon dove è stato confinato senza che potesse neanche interagire con gli altri prigionieri nell’unità di isolamento più grande, e privato dei diritti umani basilari. I suoi libri personali sono stati confiscati e gli è stato puntualmente negato accesso alla televisione, ai giornali o a qualsiasi altra fonte di informazione.
 
Gli sono state negate le visite dei familiari – a sua moglie, Abla, sono state negate le visite per tre mesi – come le visite legali, e gli sono stati impediti gli acquisti alla mensa del carcere, incluso l’acquisto di sigarette. Nel cortile della prigione, Sa’adat è stato tenuto ammanettato e con le catene alle caviglie e gli è stata permessa soltanto un’ora di esercizi/ricreazione. Tutto questo è stato “giustificato” dalle autorità di occupazione come “punizione” per aver dato due pacchetti di sigarette ad un altro prigioniero.
 
L’Amministrazione della prigione sta cercando di criminalizzare le relazioni umane e sociali tra i compagni palestinesi tenuti prigionieri, e tra i prigionieri e le loro famiglie che si trovano all’esterno. I leader nazionali palestinesi, come Sa’adat, sono stati presi di mira particolarmente per l’isolamento, il confino solitario e altri simili meccanismi punitivi e violazioni dei loro diritti umani, con lo scopo di sopprimere il movimento dei prigionieri palestinesi, che è stato in prima linea per la lotta dei palestinesi per la libertà, la liberazione, il ritorno e l’autodeterminazione.

Agisci per supportare Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi!

Ahmad Sa’adat e circa 10,000 prigionieri palestinesi stanno lottando per la libertà ed invitano al supporto attivo le persone di tutto il mondo per la libertà dei prigionieri, il loro popolo e la loro patria. Quest’ultimo oltraggio richiede la nostra azione e la nostra attenzione!
 
Da tutta la Palestina, fino al mondo Arabo, da Francia, Danimarca, Polonia, Italia, Galizia, Grecia, Stati Uniti, Canada, Brasile e nel resto del mondo, sono in corso azioni e si stanno rilasciando dichiarazioni in supporto di Ahmad Sa’adat e dei prigionieri palestinesi, chiedendo la fine dell’isolamento e la libertà per questi 10,000 ostaggi.
 
1. Distribuisci il flyer di Free Ahmad Sa’adat (http://www.freeahmadsaadat.org/saadat-flyer.pdf) nella tua città, ad eventi o in qualsiasi altra circostanza! Porta i flyer agli eventi, o organizza la distribuzione del flyer in un luogo pubblico.
2. chiama l’ambasciata o il consolato israeliano nella tua località e richiedi la libertà immediata per Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri politici palestinesi.
3. Scrivi al Comitato della Croce Rossa Internazionale e alle altre organizzazioni per i diritti umani affinché esercitino le loro responsabilità ed agiscano rapidamente per domandare che gli israeliani assicurino che Ahmad Sa’adat e tutti gli altri prigionieri Palestinesi siano liberati dall’isolamento punitivo. Manda una mail all’IRC, la cui missione umanitaria include il monitoraggio delle condizioni dei prigionieri, a jerusalem.jer@icrc.org, ed informali dell’urgente situazione di Ahmad Sa’adat.
4. Manda una mail a Campaign to Free Ahmad Sa’adat a info@freeahmadsaadat.org con comunicazioni, report ed informazioni circa i tuoi eventi locali, attività e la distribuzione di flyer.
 

Ahmad Sa’adat e circa 10,000 prigionieri palestinesi sono ogni giorno in prima linea, affrontando l’oppressione ed i crimini israeliani. Oggi, egli si trova a dover soffrire altri sei mesi di isolamento inumano ed ingiusto dopo più di 200 giorni di confino solitario. E’ urgente che affianchiamo Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri Palestinesi contro questi abusi, e per la libertà di tutti i prigionieri palestinesi e di tutta la Palestina!

The Campaign to Free Ahmad Sa’adat
http://www.freeahmadsaadat.org/
info@freeahmadsaadat.org

Chi sono i prigionieri Palestinesi?
Ci sono circa 10,000 prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane. Nella West Bank, circa la metà di tutti gli uomini è detenuta nelle prigioni di occupazione. Essi sono membri di qualsiasi partito politico e fazione palestinese, e provengono da qualsiasi classe sociale – attivisti, insegnanti, contadini, studenti. Essi sono donne e uomini, bambini e giovani. Sono inclusi tra di loro centinaia di detenuti amministrativi – individui detenuti arbitrariamente, arrestati sulla base di misteriose prove senz’alcuna accusa. Tra questi sono inclusi approssimativamente 27 membri del Consiglio Legislativo Palestinese. Tutti questi prigionieri sono detenuti nelle carceri di occupazione israeliana soltanto perché stanno lottando per la libertà del loro popolo e della loro terra.
 
Chi è Ahmad Sa’adat?
Ahmad Sa’adat, il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), è stato eletto nel suo ruolo nel 2001 successivamente all’assassinio del precedente Segretario Generale, Abu Ali Mustafa, il 27 agosto 2001, da un missile Apache fabbricato negli Stati Uniti sparato da un elicottero militare israeliano mentre questi era seduto nel suo ufficio a Ramallah. Sa’adat è stato rapito dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese (AP) dopo aver partecipato ad un incontro con falsi pretesti con gli ufficiali dell’AP nel febbraio 2002, ed è stato detenuto nella Muqata, l’edificio presidenziale a Ramallah, fino all’aprile 2002, quando in un accordo con Israele, Stati Uniti e Gran Bretagna, lui e quattro dei suoi compagni sono stati trasferiti nella prigione dell’Autorità Palestinese a Jericho, sotto guardia statunitense e britannica.

È rimasto nelle carceri dell’AP, senza prove e senza accuse, detenzione che è stata condannata internazionalmente, fino a marzo del 2006, quando la stessa prigione è stata assediata dall’esercito di occupazione e lui e i suoi compagni sono stati rapiti. Mentre era imprigionato nel carcere della AP di Jericho, è stato eletto al Consiglio Legislativo Palestinese. Da allora, è stato detenuto nelle prigioni di occupazione e si è continuamente rifiutato di riconoscere gli illegittimi tribunali militari dell’occupazione israeliana. Il 25 dicembre 2008 è stato condannato a trent’anni di prigione solamente per la sua attività politica, e fino ad oggi ha passato più di sei mesi in isolamento.

Il 18 marzo 2009, Sa’adat è stato messo in isolamento nella prigione ad Asqelan, subendo serie conseguenze mediche. Nel giugno 2009, Sa’adat ha intrapreso nove giorni di sciopero della fame contro il suo isolamento. Il 10 agosto 2009, Sa’adat è stato portato dalla cella di isolamento di Asqelan all’unità di isolamento nella prigione di Ramon nel deserto del Naqab. Il 22 ottobre 2009, gli sono stati assegnati altri sei mesi in celle di isolamento.
 
La biografia di Sa’adat, gli scritti e le dichiarazioni sono disponibili sul sito Campaign to Free Ahmad Sa’adat.
 
FPLP: Le dichiarazioni di Abed Rabbo sulla lista elettorale dell’OLP sono false, non corrette ed irresponsabili
5 novembre 2009

Il 5 novembre 2009 un portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha riferito che le dichiarazioni di Yasser Abed Rabbo, secondo cui tutte le fazioni facenti parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) sarebbero d’accordo a formare una lista elettorale e vorrebbero concorrere insieme sulla base di un solo programma alle elezioni, sono false, infondate e disoneste.

Il compagno Jamil Majdalwi, membro dell’Ufficio Politico dell’FPLP, in un’intervista all’agenzia Ramattan ha sostenuto che le dichiarazioni di Abed Rabbo sono false e disoneste e che l’FPLP non partecipa a decisioni prese a porte chiuse e contrarie agli interessi ed alla partecipazione della gente. Majdalawi ha ripetuto la posizione del Fronte secondo cui simili elezioni, convocate senza unità nazionale sono contrarie all’interesse nazionale del popolo palestinese, e ha affermato che il Fronte non ha ancora preso una decisione sulla partecipazione alle elezioni dell’Autorità Palestinese, non partecipando in simili programmi.

Il compagno Abdel-Rahim Mallouh, Vicesegretario Generale dell’FPLP e membro del comitato esecutivo dell’OLP, ha inoltre sostenuto che non c’è stato alcun simile accordo al recente incontro del Comitato Esecutivo dell’OLP. Ha aggiunto che l’FPLP in quella sede ha sottolineato che non si deve più riporre fiducia negli U.S.A. E che deve aver termine la sottomissione alle pressioni statunitensi; l’OLP, al contrario, deve sostenere con fermezza i diritti nazionali palestinesi di autodeterminazione, indipendenze e il diritto al ritorno.

Il portavoce dell’FPLP ha chiesto che Abed Rabbo metta subito fine a questa pratica reiterata di rilasciare dichiarazioni false, fuorvianti, disoneste e ingannevoli “a nome di” tutte le fazioni dell’OLP senza il loro consenso. Queste dichiarazioni – ha continuato – sono inaccettabili ma soprattutto pericolose e distruttive e Abed Rabbo non è il portavoce delle organizzazioni politiche del popolo palestinese.

L’FPLP: gli Stati Uniti non sono mediatori ma un nemico del popolo Palestinese
4 novembre 2009

Il 3 novembre 2009, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha affermato che l’Autorità Palestinese (AP) e tutti i partiti palestinesi, devono immediatamente porre fine a qualsiasi illusione nei confronti degli Stati Uniti o del suo presidente Barack Obama, e rifiutare categoricamente i suoi “negoziati” basati sulla resa e la sottomissione del popolo palestinese e della sua resistenza, unità e diritti nazionali.

La compagna Rayya Amin, dell’Ufficio Informativo dell’FPLP, ha detto che deve essere completamente chiaro che Barack Obama non rappresenta altro che l’imperialismo statunitense in una nuova forma, sostenendo che gli Stati Uniti sono un nemico del popolo oalestinese e del popolo arabo, e di tutte le forze progressiste e popolari nel mondo. La compagna Amin ha sottolineato che la politica degli Stati Uniti non è in alcun modo cambiata ed è coinvolta nella stessa strategica alleanza con il sionismo e la conquista del mondo arabo che ha sempre determinato la sua politica. Ha poi chiesto che l’AP e tutte le forze palestinesi, arabe e progressiste mettano da parte qualsiasi illusione su Obama e sul “cambiamento” e che invece lottino per affrontare l’imperialismo statunitense e l’occupazione.

Il compagno Dr. Maher al-Taher, membro dell’FPLP e leader della sua sezione in esilio, ha affermato che l’amministrazione americana è completamente ostile al popolo palestinese e sta impiegando tutti i suoi sforzi per cercare di forzarci alla resa chiedendo ai palestinesi di entrare in “negoziati” incondizionati con l’occupante, non riconoscendo alcun diritto del popolo palestinese.

Il compagno Taher ha sottolineato che la richiesta da parte degli Stati Uniti di riprendere i cosiddetti negoziati vuol dire che gli Stati Uniti vogliono dare ai Palestinesi la scusa dell’abbandono come giustificazione della continua aggressione del nemico sionista e delle sue politiche di sionizzazione di Gerusalemme, dell’escalation degli insediamenti e della confisca della terra, che viene presentata al mondo sotto la falsa immagine di “processo di pace”. Ha continuato affermando che l’occupante vuole un cosiddetto “processo di pace” sulla base della forza e dell’intimidazione, e ha detto che non ci può essere “pace” con questo nemico. Inoltre, ha proseguito il compagno Taher, che la sola strada che si presenta ai Palestinesi è quella di continuare la resistenza, mettere fine alle divisioni interne, e di serrare i ranghi palestinesi attraverso la ricostruzione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) su chiari principi nazionali e rifiutando l’intero progetto di “soluzioni politiche” e “negoziati” sotto l’egida degli Stati Uniti.

Egli ha sostenuto che gli Stati Uniti non sono un “mediatore onesto o neutrale”, ma una parte che va contro gli interessi palestinesi, arabi e musulmani e deve essere affrontato su questa base. Ha denunciato che Netanyahu con la strategia della cosiddetta “pace economica”, altro non vuole fare che pagare la resa Palestinese donando fondi mentre continuano gli insediamenti, la confisca delle terre, la demolizione delle case e l’imprigionamento di centinaia di prigionieri politici palestinesi mentre a questi viene negato il diritto al ritorno o la fine dell’occupazione, e ha sottolineato che gli Stati Uniti sono coinvolti in una collaborazione diretta con Netanyahu nella negazione dei diritti nazionali Palestinesi.

Il compagno Jamil Mizher, membro del Comitato Centrale dell’FPLP, ha chiesto che l’Autorità Palestinese metta fine alla sua dipendenza dall’amministrazione statunitense e dal presidente Barack Obama, dicendo che bisogna contare sul popolo palestinese ed unire tutte le nostre forze per combattere l’occupazione.

Il 2 novembre 2009 in un’intervista sul forum di Al-Jazeera, il compagno Mizher ha definito come “scandalosa” la posizione degli Stati Uniti di approvare gli insediamenti sionisti, e ha chiesto che qualsiasi forma di negoziato diretto e indiretto con l’occupante sia immediatamente conclusa. Ha aggiunto che qualsiasi illusione da parte palestinese e araba su Obama deve essere immediatamente accantonata, e che chiunque pretenda di parlare a nome del popolo palestinese deve appoggiare le necessità ed i diritti nazionali palestinesi. Inoltre, ha chiesto di metter fine al silenzio ufficiale arabo e alla complicità con gli attacchi statunitensi/israeliani ai diritti palestinesi, sottolineando la necessità per una pressione araba popolare per supportare la resistenza palestinese.

Il 3 novembre 2009 il compagno Abu Ahmad Fouad, membro dell’Ufficio Politico dell’FPLP, ha reagito alla denuncia ufficiale del Congresso statunitense del Rapporto Goldstone sui crimini commessi durante la guerra a Gaza, denunciando la risoluzione del Congresso e affermando che tutto ciò altro non fa che rendere più chiaro il fatto che non ci può essere alcuna illusione sull’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il compagno Fouad ha detto che l’accaduto riafferma ancora una volta che non c’è alcun cambiamento nella politica statunitense riguardo il conflitto arabo–sionista, o nella sua politica di sostegno all’entità sionista e a tutti i suoi crimini e massacri contro il popolo palestinese.

Il compagno Fouad ha affermato che la risoluzione congressuale, House Resolution 867, arriva subito dopo l’annuncio del Segretario di Stato di Obama, Hillary Clinton, pochi giorni dopo che il regime fascista sionista di Netanyahu stava facendo “concessioni senza precedenti”, dichiarando il supporto statunitense per gli insediamenti e il programma per la confisca delle terre, come anche il supporto alle azioni nemiche a Gerusalemme e alla Moschea di Al-Aqsa.

Il compagno Fouad ha denunciato la calda accoglienza che la Clinton ha incontrato nelle capitali arabe mentre affermava il supporto statunitense per l’espansionismo illimitato sionista e agli attacchi ai diritti del popolo palestinese, e ha sottolineato che queste posizioni “sono e saranno in futuro la reale posizione dell’amministrazione Obama, e che eventuali posizioni contrarie altro non sono che cortine di fumo per indurre in errore gli arabi e i palestinesi”.
Ha poi aggiunto che l’obiettivo primario della visita della Clinton era il supporto ad Israele durante la promozione della falsa “pace” e dei “negoziati”, ma ha reso chiaro che la posizione degli Stati Uniti è completamente allineata con la politica di aggressione sionista, la colonizzazione e la sionizzazione davanti gli occhi e le orecchie del mondo.

Il compagno Fouad ha commentato anche la recente esercitazione militare congiunta tra Stati Uniti ed Israele, sottolineando che la macchina da guerra statunitense è un fedele alleato dello stato del terrore israeliano, ricordando i commenti del comandante della flotta statunitense, Higgins, secondo cui la “difesa” di Haifa è uguale alla “difesa” di San Diego, California.
 
L’FPLP ricorda il 92esimo anniversario della Dichiarazione Balfour con un appello a resistere all’imperialismo dei nostri giorni
3 novembre 2009
 
In occasione del novantaduesimo anniversario dell’infame Dichiarazione Balfour, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) ha rilasciato una dichiarazione sottolineando che questa data è una giornata importante e catastrofica nella storia del popolo palestinese ed arabo, che rende evidente la brutalità e la rapacità dell’imperialismo occidentale. Inoltre, essa indica la strategia (che ancora si dispiega) di ingannare i leader arabi con false promesse, disonestà ed ipocrisia, mentre complottano per il controllo ed il dominio completi della terra e delle risorse arabe.
 
Nella dichiarazione, rilasciata il 1 novembre 2009, il Fronte ha ricordato l’accordo Sykes-Picot, tramato alle spalle del popolo arabo, stipulato per dividere le terre arabe tra la potenza coloniale britannica e quella francese, e la Dichiarazione Balfour; non come relitti del passato, bensì come esempi viventi della realtà delle intenzioni coloniali dell’imperialismo occidentale presentatosi sotto vari nomi e sotto gli stendardi delle diverse potenze leader, dall’inizio del XX secolo sino ad oggi.
 
L’FPLP ha continuato asserendo che, dal 1917, il popolo palestinese e la nazione araba hanno ricordato il 2 novembre di ogni anno la promessa del governo britannico al movimento sionista di “stabilire una patria ebraica in Palestina”. Ha messo in rilievo che l’insediamento di un’entità sionista razzista è avvenuta a spese del popolo e della terra palestinesi, e che il movimento sionista fu aiutato in questa sua campagna di crimine e distruzione dal regime britannico. Il Fronte ha affermato, inoltre, che il movimento sionista ha agito al servizio della politica imperiale, impedendo l’unità araba contro il colonialismo, arrestando lo sviluppo ed il progresso arabi, mantenendo invece la dipendenza, il saccheggio delle risorse e la fiducia nelle potenze coloniali.
 
Il Fronte ha aggiunto che la Dichiarazione Balfour, e gli interessi imperialisti che l’hanno prodotta, si perpetua fino ad oggi, rilevando il ruolo attivo che Gran Bretagna e U.S.A. svolgono nell’eliminazione dell’assunzione di responsabilità di Israele dinanzi alle Nazioni Unite, nell’abbandonare tutti i richiami ai “valori umani” e ai “diritti umani” opponendosi al rapporto Goldstone che indaga i crimini di guerra israeliani a Gaza. Il Fronte evidenzia il perpetuarsi dell’invasione e dell’occupazione statunitense e britannica dell’Iraq e dell’Afghanistan, nonché il loro appoggio ai crimini sionisti in Libano. Fa poi notare che il presidente statunitense Obama non è altro che la nuova faccia, quella del ventunesimo secolo, di Balfour e Sykes-Picot, nascondendosi completamente dietro il sionismo, il razzismo e l’occupazione contro la terra ed il popolo arabo-palestinesi.
 
L’FPLP ha affermato che qualsiasi fiducia nel cosiddetto “processo di pace”, che si è protratto per quasi due decenni sotto gli auspici dell’imperialismo statunitense, o nella “road map”, sotto la quale l’occupazione ha solo aumentato drasticamente i suoi insediamenti e i suoi coloni mentre reprimeva la resistenza palestinese e dava luogo alla sionizzazione di Gerusalemme, cambiando i suoi confini e la sua demografia per farne una città alla stregua di quelle occupate nel 1948 e tentando di recidere i suoi legami col resto della Palestina, in particolare con la Cisgiordania e Gaza.
 
Inoltre, il Fronte ha sostenuto che non può esserci giustizia in qualsiasi “negoziato” basato sulla direzione ed il controllo degli U.S.A., che questi sono solo nuove e ingannevoli forme e rappresentazioni dell’imperialismo di Balfour e Sykes-Picot, considerati come metodi di pubbliche relazioni aventi lo scopo di truffare l’opinione pubblica popolare internazionale ed araba. In più, questi meccanismi sono rivolti anche a scoraggiare il disprezzo, la resistenza e la tenacia arabi, e a spingere il popolo arabo alla “quiete” ed all’accettazione dell’egemonia statunitense e lo status quo nella regione.
 
L’FPLP ha fatto appello affinché si ricordi l’importante anniversario della Dichiarazione Balfour con un rifiuto totale e con una critica dei suoi equivalenti contemporanei, il processo di Oslo, e, al contrario, si sostituiscano ad esso l’unità e la resistenza nazionale basata sugli obiettivi e sui diritti palestinesi. Si è appellato affinché si metta fine alla politica dell’ipocrisia e dell’inganno degli U.S.A., affinché si coinvolgano le masse arabe nella battaglia per la liberazione, per i diritti nazionali e sociali, e ci si impegni per rivitalizzare la lotta per liberare la Palestina.
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