Afghanistan, la guerra di italiani e americani…
18 Giugno 2009

Con quest’ultimo accordo, il nostro paese arriva a schierare sul fronte afghano ben 1.000 militari e più di 2.000 uomini di supporto, pronti a combattere fianco a fianco dei marines. È la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale che l’Italia schiera una simile quantità di operativi. A fronte di un costo che quest’anno oltrepassa mezzo miliardo per la sola spedizione armata, i finanziamenti disponibili per attività umanitarie sono di poche decine di milioni. Persino il nostro Governo di incapaci, ipocriti e tragattini di vario tipo si rende ormai conto che la menzogna del peace-keeping non è più sostenibile. Così il “colonnello” La Russa propone di cambiare le regole di ingaggio, ovviamente per il bene dei nostri soldati…
Ma di cosa parliamo quando parliamo di Afghanistan? Un video (su cau channel) pubblicato oggi da El Mundo ci dà qualche piccola risposta: mostrandoci una delle battaglie in corso in queste ore, a Bala Murghab. Il comandante statunitense illustra l’operazione congiunta dei suoi soldati e dei parà della Folgore. Si vedono gli elicotteri Mangusta mitragliare a poca distanza dal centro abitato, i nostri soldati fare fuoco per aprirsi la strada. In mezzo a tutto questo, i bambini. E l’esercito regolare afghano, davvero malridotto, che prende supinamente ordini, senza capirli, senza capire nulla, abbrutito anche lui dalla fame e dall’ignoranza.
Sono ormai quasi 8 anni che siamo lì coprendoci di un bel po’ di sangue innocente. Con quali risultati? Secondo le stime dell’ICOS (International Council On Security and development), il 72% del territorio vede una pesante presenza talebana, il 21% una notevole presenza e solo il 7% una presenza leggera… E ora, dopo quasi centomila vittime civili, più di un milione di rifugiati, il fronte si è allargato anche al Pakistan.
Pare che al G8 dell’Aquila parleranno degli effetti della crisi globale su quell’area. E dei possibili investimenti, accordi, spartizione di rischi e opportunità fra le potenze euroasiatiche. È un motivo in più per il movimento, un’altra ragione alla nostra rabbia. Bisogna far arrivare in quella sede una voce di denuncia delle politiche imperialiste in solidarietà con i popoli oppressi in Medioriente come in Africa, nel nostro Mediterraneo come in Sudamerica. Bisogna iniziare a mettere in piazza le nostre vergogne, a combattere l’imperialismo di casa nostra…
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